Impianti dentali: rigetto e sintomi

Partiamo mettendo in chiaro un concetto fondamentale: non esiste il rigetto degli impianti dentali. È una convinzione diffusa ma scientificamente falsa. Vediamo il perché.

Un falso mito: la spiegazione

Prima di tutto definiamo che cosa è il rigetto. Si tratta di una reazione di difesa spontanea del sistema immunitario verso un corpo estraneo inserito nell’organismo, sia esso un tessuto, un organo o altro, che ha come obiettivo l’espulsione dell’elemento “intruso”. Alcune persone in particolare mostrano una elevata sensibilità (in altre parole una predisposizione alla difesa naturale) verso i metalli non nobili come il Nichel, ovvero quelli che reagiscono chimicamente con altri composti.
In passato si è diffusa l’errata convinzione che gli impianti dentali innescassero il processo di rigetto perché nelle prime sperimentazioni si utilizzavano proprio i metalli non nobili, quindi l’organismo riconosceva l’innesto come corpo estraneo e si difendeva, ma si trattava solo di reazioni allergiche. Oggi invece i moderni impianti sono prodotti in titanio, un metallo puro e “bio-inerte”, ovvero totalmente compatibile con il nostro corpo: il sistema immunitario non lo avverte come estraneo e non lo respinge. Inoltre il titanio si integra con le cellule ossee della mandibola e permette una perfetta coesione tra l’elemento artificiale e l’osso (osteointegrazione).

Le cause della perdita di un impianto

Il motivo principale della perdita di una protesi dentaria è l’infezione batterica. Questa può avvenire o nei primi giorni post-intervento, o durante la seconda fase dell’operazione, in cui si pratica chirurgicamente un’incisione sulla gengiva per poter inserire gli innesti di base della protesi, oppure nei mesi successivi. L’infezione interessa i tessuti duri e molli che circondano l’impianto ed è il risultato della somma di più fattori:
– Prima di tutti il mancato rispetto delle procedure sia di sterilizzazione degli strumenti sia di preparazione del cavo orale del paziente prima dell’intervento chirurgico;
– Una inadeguata o sbagliata somministrazione della profilassi con antibiotici e antisettici sia prima che dopo l’operazione, oppure un comportamento dannoso del paziente dopo l’implementazione;
– Trascuratezza degli opportuni accorgimenti sull’igiene orale quotidiana protratta nel tempo.

Cause secondarie e svantaggi

infezione dente

Accanto all’infezione batterica ci sono anche delle cause meno rilevanti, secondarie, che contribuiscono ad aggravare l’eventuale patologia o ad accelerarla, come il fumo o traumi da ostruzione. Questo è uno svantaggio per le protesi: se la dentatura naturale ha un sistema di difesa immunitario e dei tessuti che gli permette di resistere per periodi più o meno lunghi a malattie come la parodontite, l’impianto dentale artificiale non presenta la stessa solidità e capacità di reazione, non essendo un elemento organico e vitale. Di conseguenza, l’aggravarsi della patologia mette a rischio l’intero impianto.

Cosa fare in caso di perdita dell’impianto

Innanzitutto il paziente può contribuire ad evitare la perdita dell’impianto informandosi sull’intervento a cui andrà a sottoporsi e sul chirurgo che lo eseguirà, potrà inoltre effettuare controlli e visite periodiche e non trascurare l’igiene orale a casa. Se si dovesse comunque verificare la peggiore delle ipotesi, per rimediare esistono numerose tecniche chirurgiche che variano in base alla patologia all’origine della perdita: l’utilizzo del laser per la decontaminazione dei tessuti infetti ha ottenuto risultati eccellenti contro la parodontite e la perimplantite (malattia simile) e, se l’impianto è stato coinvolto, si può procedere alla rimozione e sostituzione. Però attenzione: se la malattia ha compromesso un’alta percentuale di tessuto osseo, occorrerà effettuare una delicata operazione per l’inserimento dei nuovi innesti a causa del poco tessuto rimasto. Tuttavia le nuove tecnologie come l’implantologia all on four mettono a disposizione del chirurgo strumenti sempre più precisi e sicuri.